L’ora è venuta

di Paquien B.

 

L’ora è venuta

Le parole del Signore Gesù riportate dai Vangeli sono sobrie ma potenti; suscitano in noi emozione. Tra le espressioni che egli ha usato per evocare le sue sofferenze e la sua morte, ce n’è una che ripete più volte e che ci tocca particolarmente: «l’ora è venuta».

Queste semplici parole, ricollocate nel loro contesto, evocano alcune delle glorie di Cristo che ritroviamo in Filippesi 2: il suo annientamento  è il grande mistero della pietà, Dio “fatto simile agli uomini”, il signore del tempo che, “non avendo né inizio dei giorni né fine della vita”, si è sottomesso al tempo , la sua obbedienza, la sua rinuncia ai suoi diritti intrinseci, la sua dedizione, il suo amore per il Padre e la sua determinazione a glorificarlo.

La sua ora non era ancora venuta

La prima volta che questa espressione viene utilizzata è per indicare il momento della sua rivelazione al mondo come Figlio di Dio e Re d’Israele. È durante le nozze di Cana (Giovanni 2: 1-11).

Le Scritture illuminano la nascita del Signore, poi l’episodio della sua vita da ragazzo che, all’età di dodici anni, interroga i dottori della legge nel tempio, e poi il suo ministero, che iniziò quando «aveva circa trent’anni» (Luca 3: 23). Ma tutta una parte della sua vita rimane nascosta.

Era «il figlio del falegname», secondo l’espressione di Matteo 13:55, e «il falegname», secondo Marco 6:3, che il suo popolo non voleva considerare come il Figlio di Dio. Eppure era «su tutte le cose Dio benedetto in eterno» (Romani 9: 5), il Creatore dell’universo, il Salvatore di Israele e del mondo. Durante le nozze a Cana, manca il vino. Maria, sua madre, si spinge certamente troppo oltre, pensando che lui provvederà a supplire a questo imprevisto. Allora sente da Gesù una parola che potrebbe sembrarci dura: «Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta» (Giovanni 2:4). In obbedienza incondizionata al Padre, non voleva entrare nel suo ministero prima del tempo.

La prima volta fu durante la festa delle Capanne, in occasione della quale i suoi fratelli lo avevano invitato a mostrarsi al mondo. Gesù rifiuta, poi sale di nascosto e insegna nel tempio. Immediatamente, i Giudei cercano di contraddirlo; e poiché la verità li ferisce  egli ha appena detto loro: «nessuno di voi osserva la legge» , essi ribattono, a corto di argomenti: «hai un demone», poi cercano di prenderlo. Ma «nessuno gli mise le mani addosso, perché l’ora sua ora non era ancora venuta» (Giovanni 7: 30).

La seconda volta troviamo questa affermazione in circostanze abbastanza simili. Gesù dice ai farisei: «Voi non conoscete né me né mio Padre». Feriti nel loro orgoglio, vogliono catturarlo, ma l’evangelista riporta nuovamente: «Nessuno lo prese, perché non era ancora giunta la sua ora» (Giovanni 8: 20). Non aveva forse detto lui stesso ai suoi fratelli prima di salire di nascosto a Gerusalemme: «Il mio tempo non è ancora venuto» (Giovanni 7: 6)?

Gesù sa che i farisei cercano un’occasione per catturarlo, e conosce anche l’ora e le circostanze del suo arresto. Ma fino alla fine rimane padrone della situazione; domina completamente la scena di questo mondo.

L’ora è vicina

Cristo domina sia gli eventi che il tempo. Egli conosce l’ora che segna l’orologio di Dio. «Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi» (Romani 5: 6). Il Signore conosceva il momento esatto in cui si sarebbe compiuta la giusta richiesta di Dio di un sacrificio definitivo per il peccato. È quel «tempo di morire» di cui parla Ecclesiaste 3: 2, che noi non conosciamo per noi stessi, ma di cui Cristo era perfettamente padrone. Allora si reca con i suoi amati discepoli nel giardino dove era solito raccogliersi in preghiera, nel luogo dove i suoi nemici sarebbero venuti a legarlo. E mentre prega, i malvagi della città preparano le loro armi e tramano il loro orribile complotto.

Tre volte Gesù ripete le stesse parole di supplica. Tre volte si avvicina ai discepoli che trova addormentati. La terza volta li sveglia e dice loro: «Poi tornò dai discepoli e disse loro: «Dormite pure oramai, e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina, e il Figlio dell’uomo è dato nelle mani dei peccatori» (Matteo 26:45; Marco 14:41).

Quell’ora terribile si avvicina e Gesù desidera esserne liberato. Davanti a lui ci sono i colpi, gli sputi, un processo truccato, i dolori dell’infamante supplizio della crocifissione e, sofferenza suprema, l’abbandono di Dio. Egli dice ai suoi discepoli: «L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate».  Andato un po’ più avanti, si gettò a terra; e pregava che, se fosse possibile, quell’ora passasse oltre da lui. Diceva: «Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi» (Marco 14:34-36).

Poco prima aveva gridato: «Ora l’animo mio è turbato; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome!» Allora venne una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò di nuovo!» (Giovanni 12:27-28). Ubbidienza assoluta e perfetta di Cristo che ha “imparato” dalle cose che ha sofferto.

L’ora è venuta

Questo è il momento della solitudine più totale. Il Salmo 102 e altri passaggi lo evocano. Quando la croce si avvicina, Gesù dice ai suoi che lo avevano seguito fino a quel momento: “L’ora viene, anzi è venuta, che sarete dispersi, ciascuno per conto suo, e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me” (Giovanni 16:32). È giunta l’ora, la sua ora. Giunge anche quella di Satana, che sembra trionfare facendo arrestare Gesù e crocifiggerlo: è anche l’ora dei malvagi: “ma questa è l’ora vostra e la potestà delle tenebre” . In realtà, Cristo domina su tutto; e lo dimostra sconfiggendo i suoi nemici senza muovere un dito (Giovanni 18:6). Il Signore stava per lasciare i suoi. Ma voleva che durante la sua assenza essi manifestassero qualcosa dei caratteri del suo cuore, e in particolare che mettessero in pratica questo nuovo comandamento che egli dava loro: “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri” (Giovanni 13:34; cfr 15:12).

Ma il suo amore è infinito, il che ci dà la misura di quello che dovremmo provare per i nostri fratelli. L’amore di Cristo per i suoi stava per manifestarsi al massimo grado. “Ora prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Giovanni 13:1).

È magnifica questa scena in cui vediamo Gesù lavare i piedi dei suoi discepoli. Ma non perdiamo di vista l’applicazione che siamo chiamati a farne, perché il Signore aggiunge: “Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io…Se sapete queste cose, siete beati se le fate”(Giovanni 13:15, 17). Per Cristo, «era giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre». In precedenza, aveva detto ai suoi quanto avrebbe sofferto, ma loro non avevano capito. “Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, essere ucciso e risuscitare il terzo giorno” (Matteo 16:21). Ma quando la croce si avvicina, Cristo non vede più solo questo. Il suo cuore , che non è mai stato turbato , è interamente rivolto a Dio. Egli lascia quindi intravedere qui ciò che rappresenta per lui l’interruzione della comunione con il Suo Dio, prova suprema che attraverserà durante le tre ore di tenebre della croce.

Prima di offrirsi in sacrificio, il Signore pensa ai suoi e alle generazioni future. Istituisce un memoriale delle sue meraviglie (Salmi 111: 4), il pasto della memoria. È la Pasqua che si prepara e il vero Agnello pasquale sta per essere sacrificato. “Quando giunse l’ora, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Egli disse loro: «Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire» (Luca 22:14-15).

Fino ad allora, Gesù era rimasto con i suoi discepoli. Non avevano bisogno di ricordarsi di lui. Ma, nell’ora in cui stava per lasciarli, indicò loro il modo per ricordarsi di lui: «Fate questo in memoria di me». Ciò avvenne in un momento preciso: la notte in cui fu tradito.

Infine il cuore del Signore è rivolto verso la gloria. «L’ora è venuta, che il Figlio dell’uomo deve essere glorificato» (Giovanni 12:23).  Egli ha glorificato Dio con la sua vita perfetta sulla terra e lo glorificherà con la sua morte sulla croce. Egli stesso è glorificato moralmente e ufficialmente da Dio (Giovanni 13: 31; 1 Pietro 1: 21). Quale gloria possiamo contemplare nel vincitore della morte, nel risuscitato! “però vediamo colui che è stato fatto di poco inferiore agli angeli, cioè Gesù, coronato di gloria e di onore a motivo della morte che ha sofferto, affinché, per la grazia di Dio, gustasse la morte per tutti”. Che possiamo sempre associare alla contemplazione di Cristo nella gloria, l’ora delle terribili sofferenze dell’Agnello!

 

 

 

 

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