di O. Demaurex
“Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria” (Colossesi 3:4).
“Verrà per essere in quel giorno glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto” (2 Tessalonicesi 1:10).
“Quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (1 Giovanni 3:2).
La venuta del Signore con tutti i suoi santi
I tre passi sopra citati si riferiscono ad un avvenimento futuro particolarmente caro ai nostri cuori: l’apparizione trionfale del nostro Signore e la sua glorificazione agli occhi di tutti. Il profeta Zaccaria l’aveva già annunziata dicendo: “L’Eterno, il mio Dio, verrà e tutti i suoi santi con lui” (Zaccaria 14:5).
Numerosi sono i passi del Nuovo Testamento che ci parlano di questa seconda fase della prossima venuta di Cristo. La prima Lettera ai Tessalonicesi, che secondo l’ordine cronologico è il primo scritto dell’apostolo Paolo, menziona la venuta di Cristo in ogni capitolo.
La speranza cristiana, certamente, è quella di essere rapiti per “essere sempre con il Signore”; ma il ritorno del Signore non si limita alla sua venuta per prendere a Sé i credenti e introdurli nella casa del Padre, come leggiamo in 1 Tessalonicesi 4:16, 17 o in 1 Corinzi 15:51-53. A questo primo atto della sua venuta “sulle nuvole”, seguirà dopo qualche tempo, la sua manifestazione in gloria per instaurare il suo regno millenniale.
Riferendosi a quest’ultimo avvenimento, Paolo prega per quelli a cui aveva annunziato la Parola di Dio e che l’avevano ricevuta con fede attraverso grandi prove: “Il Signore vi faccia crescere e abbondare in amore gli uni verso gli altri e verso tutti, come anche noi abbondiamo verso di voi, per rendere i vostri cuori saldi, irreprensibili in santità davanti a Dio nostro Padre, quando il nostro Signore Gesù verrà con tutti i suoi santi” (1 Tessalonicesi 3:12,13). Quanti aspetti della vita cristiana sono compresi in questa preghiera di Paolo!
Se l’amore, che è la natura stessa di Dio, è il carattere dominante di questa vita, esso produce forza, sicurezza nei cuori e santità. Non può essere altrimenti, poiché “l’amore è da Dio” e mette in evidenza gli attributi di Dio, che sono giustizia, santità e verità (1 Giovanni 4:7 e 1 Corinzi 13). A questi si collegano le caratteristiche del frutto dello Spirito, che sono “gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo” (Galati 5:22). Tutte queste virtù, perfettamente manifestate dal Signore Gesù, dovrebbero fin d’ora caratterizzare tutti i suoi riscattati, in vista del giorno in cui Egli verrà “per essere glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto” (2Tessalonicesi 1:10).
In Cristo glorificato e manifestato con tutti i suoi santi, l’intero universo potrà contemplare gli effetti della grazia di Dio che avrà riscattato e trasformato, ad immagine del suo Figlio, degli uomini un tempo peccatori e perduti.
Ci aiuti Dio a vivere per Cristo, ad essere radicati nel suo amore, in vista della sua gloria! Impariamo fin da oggi ad assomigliargli, in bontà, in umiltà, in dolcezza, in santità, in giustizia e in verità, tutte caratteristiche del “nuovo uomo” menzionate in Efesini 4:24 e in Colossesi 3:12. Dobbiamo rivestircene, spogliandoci delle concupiscenze ingannatrici provenienti dalla nostra vecchia natura, sempre presente in noi, e purtroppo attiva se non siamo vigili. “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non abbiate cura della carne per soddisfarne i desideri” (Romani 13:14).
Venuta e apparizione
Il termine greco usato nell’originale per parlare della “venuta” di Cristo è sempre lo stesso: “parousia” che vuol dire anche “presenza”. Questa parola ha per noi un significato molto profondo. Ci ricorda il nome di Emmanuele, “Dio con noi” (Matteo 1:23), rivelato già al profeta Isaia (7:14).
La prima venuta di Cristo, la sua prima “presenza”, si è realizzata nella più grande umiltà, con inizio alla mangiatoia di Betlemme, per terminare sulla croce del Golgota. E’ così che “la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata” (Tito 2:11). In questo versetto centrale della Lettera a Tito c’è quest’altra parola “manifestata” (o “è apparsa”, dal verbo greco “phaino”), usata per indicare sia la sua prima venuta in grazia sia la sua prossima venuta in gloria (Tito 2:13).
Alla prima venuta di Cristo – al momento della sua presenza sulla terra d’Israele – “Dio è stato manifestato in carne… predicato fra le nazioni… creduto nel mondo” (1 Timoteo 3:16). Questa è stata la prima “apparizione” o presentazione al mondo della grazia divina, personificata da Gesù di Nazaret. Ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce e hanno finito per crocifiggere il Salvatore del mondo.
Fra poco si compirà la promessa della seconda venuta di Cristo sulla terra, la sua presenza gloriosa manifestata a tutto l’universo intero (è bene ricordare che il suo ritorno per radunare nel cielo tutti i suoi riscattati non sarà una “venuta sulla terra” (evidenziare!!!!) perché allora il Signore chiamerà i suoi a sé ad incontrarlo “nell’aria”. 1 Tessalonicesi 4:17). Allora apparirà nella sua gloria eterna come Re dei re e Signore dei signori, vincitore di tutti i suoi nemici. E non sarà più solo, ma accompagnato dai santi glorificati, resi simili a lui. La sposa, composta dai credenti !!! risuscitati, di tutte le epoche, e da quelli !!! trasformati perché ancora in vita, sarà rivestita dell’abito regale accanto al suo Sposo divino.
E’ allora che, come abbiamo già detto, Cristo sarà glorificato e ammirato in tutti i salvati di ogni “lingua, tribù, popolo e nazione”, i quali rifletteranno qualcosa della sua perfezione, della sua luce e del suo amore. Che grazia straordinaria per noi essere associati da Dio al trionfo del suo Figlio, con tutti quelli che, con un solo sacrificio, Egli ha santificati e resi perfetti per sempre! Allora le parole del Signore troveranno il loro completo compimento. “Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno” (Giovanni 17:22).
Così si realizzerà la santa volontà del Figlio di Dio: “Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dato” (v. 24). Saremo con lui, vedremo la sua gloria e la condivideremo. La vittoria di Cristo sarà completa ed eterna. Tutti gli esseri creati riconosceranno la sua potenza e la sua grandezza.; confesseranno che Cristo è “sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno” (Filippesi 2:11 e Romani 9:5).
Questi due aspetti, il ritorno del Signore per prendere i suoi e la sua manifestazione all’universo, dovrebbero esserci cari allo stesso modo. Amare la sua apparizione (2 Timoteo 4:8) significa prepararvisi con una vita di consacrazione e di dedizione, nell’amore, nella fede, nella speranza. E’ desiderare con ardore la venuta di Cristo. E’ combattere “il buon combattimento, finire la corsa, conservare la fede” come Paolo, al quale il Signore darà “la corona di giustizia” in quel giorno. E queste corone risplenderanno con tutto il loro fulgore, perché Cristo sia glorificato e ammirato agli occhi di tutti.
La speranza cristiana, che dovrebbe impregnare tutta la nostra vita, non consiste solo nel desiderare il ritorno del Signore che ci libererà dalle nostre difficoltà terrene, ma anche nel desiderare che Egli sia glorificato, come scrive Paolo a Tito: “Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù. Egli ha dato se stesso per noi” (2:13, 14).
L’apparizione del nostro Signore è anche menzionata nella prima lettera a Timoteo (6:14-16). Vale la pena soffermarsi sui particolari di questi versetti. Dio stesso, nella sua sovrana potenza, opererà questo. E’ lui che “manifesterà” l’apparizione di Cristo. Allora, tutto l’universo contemplerà, nel volto di Cristo glorificato, la gloria di Dio stesso, “il solo che possiede l’immortalità e che abita una luce inaccessibile; che nessun uomo ha visto né può vedere; a lui siano onore e potenza eterna!” (v. 16).
Manifestati con lui in gloria
Dio è stato manifestato in carne, in Gesù Cristo, perché noi potessimo essere manifestati in gloria con lui. Cristo, nella sua umiliazione, si è fatto uomo, per soffrire e morire per noi. Quanto a noi, rivestiremo un corpo glorioso, per essergli simili nella sua elevazione. Che meravigliosa prospettiva!
Questa speranza ha per noi conseguenze pratiche evidenti: “Chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com’egli è puro” (1 Giovanni 3:3). Giovanni rivela, sia nelle Lettere che nel Vangelo, che la nostra vita è legata a quella di Cristo. Lui è la via che dobbiamo seguire ed è in noi, e noi dobbiamo dimorare in lui, perché possiamo camminare come lui ha camminato, essere puri come lui è puro, giusti come lui è giusto; essere come è stato lui in questo mondo (1 Giovanni 1:7; 2:6; 3:3, 7; 4:17).
Che Dio possa, fin d’ora, essere visto in noi, come anche Paolo desiderava, quando esortava: “Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati; e camminate nell’amore come anche Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi” (Efesini 5:1, 2). E poiché nel cielo assomiglieremo al Signore per l’eternità, facciamo in modo di essere già oggi i suoi imitatori, come lo era Paolo per il quale “vivere” era “Cristo”.