Panoramica della prima lettera ai Corinzi

16 capitoli

1. La sua storia
a) la formazione e lo sviluppo dell’assemblea a Corinto
Nel corso del suo secondo viaggio missionario (51-54 d.C.), l’apostolo Paolo si recò per la prima volta in Europa. Dopo aver  soggiornato a Filippi, Tessalonica ed Atene, andò anche a Corinto (Atti 18). Vi rimase un anno e mezzo, perché il Signore aveva “un grande popolo in questa città” (Atti 18:11). Secondo la sua abitudine, Paolo cominciò ad annunciare l’evangelo nella sinagoga dei Giudei; molti furono condotti alla fede. Ma altri Giudei suscitarono dell’opposizione; Paolo si allontanò da loro e si indirizzò ai Gentili. Attraverso l’attività dell’apostolo Paolo, una grande assemblea composta da credenti tra i Giudei e delle nazioni fu formata in questa città (cfr 1 Cor. 4:15; Atti 18:4).
Corinto era una città portuale e mercantile importante, stabilita sull’istmo che legava il nord della Grecia al Peloponneso. Con i suoi 2 porti Cencrea e Licaonia, questo agglomerato situato al centro del paese, attirava i commercianti. La città serviva da luogo di incontro agli artisti e filosofi, ma anche agli amanti del piacere che si compiacevano nel vizio e nell’idolatria. L’immoralità dei Corinzi era proverbiale.
In questa città, l’assemblea costituita da Giudei e Greci era doppiamente esposta alle influenze del mondo: in ragione dell’origine principalmente pagana dei credenti (1 Corinzi 6: 9-11) e a causa del continuo contatto con l’ambiente circostante. L’epistola ci lascia intendere che l’immoralità sessuale della città di Corinto aveva fatto presa su alcune persone dell’assemblea (5:1; 6:15-18). Alcuni credenti non vedevano alcun male nel mangiare la carne sacrificata agli idoli (cap. 8 e 10:23-31), oppure ad entrare nel tempio degli idoli (10:14-22). Dei problemi sorsero anche tra i credenti stessi: la formazione di partiti o di gruppi, fonte di dispute (1:11; 3:4;1 1:18), dei processi davanti ai tribunali del mondo (6:1-8), del disordine nelle riunioni dell’assemblea 11:20-34; 14:33), e infine la negazione della verità cristiana fondamentale della risurrezione (15:12,35). A tutti questi motivi di inquietudine si aggiungeva la venuta a Corinto di alcuni uomini che mettevano in questione l’autorità apostolica di Paolo (1 Cor. 9).
b) Motivi dell’epistola
Di ritorno dal suo secondo viaggio missionario, Paolo intraprese presto un terzo periplo nel corso del quale si fermò tre anni ad Efeso. Le tristi notizie sopra menzionate e altri dettagli gli pervennero senza dubbio durante questo soggiorno. Il contenuto della prima lettera ai Corinzi mostra che le informazioni dell’apostolo provenivano da due fonti. Paolo aveva udito parlare dei dissidi a Corinto da “quelli di casa Cloe” (1:11); d’altra parte i Corinzi gli avevano scritto una lettera per esporgli alcune questioni che li turbavano (7:1; cfr cap. 8:1; 12:1; 16:1). La maggior parte dei ricercatori attuali, allontanandosi dal punto di vista dei loro predecessori, partono dall’idea che secondo il versetto 9 del cap. 5, l’epistola ai Corinzi sarebbe stata preceduta da un’altra lettera, scritta ugualmente da Paolo. Una tale documento, la cui esistenza non è accertata, non ci è pervenuto e non è necessario alla comprensione dell’epistola. Per mezzo delle parole “Vi ho scritto nella mia lettera”, l’apostolo può riferirsi benissimo al testo che stava scrivendo (cfr Romani 16:22 vedere anche ciò che diciamo al punto “le sue particolarità”).

2) Autore, data di redazione, scopo
Leggendo questa epistola, nessuno ha mai messo seriamente in dubbio che l’apostolo Paolo ne sia l’autore. Tanto per la sua dottrina che per il suo stile, questa lettera è risolutamente “paolina”. All’inizio come alla fine, Paolo dichiara di esserne l’autore (1:1; 16:21) e al capitolo 4 v. 15 quando l’apostolo scrive ai Corinzi: “io vi ho generati in Cristo Gesù mediante il vangelo”, cioè vi ho condotti alla fede vivente in Dio, egli esprime esattamente, ciò che è riportato negli Atti degli apostoli come noi lo abbiamo visto precedentemente.
Verso il 95 d.C. già Clemente di Roma attesta che Paolo è l’autore della prima epistola ai Corinzi. Policarpo (70-155 d.C. circa), Ireneo (140-202 circa) e Tertulliano (circa 160-220) prendono la stessa posizione.
Nel 57 d.C. verso la fine dei circa 3 anni trascorsi ad Efeso nel corso del suo terzo viaggio missionario (16:8), l’apostolo intraprese il duro compito di scrivere, sotto la direzione dello Spirito Santo, una lettera severa e di una importanza estrema all’assemblea di Dio a Corinto. La prima e la seconda epistola ai Corinzi sono le uniche epistole che siano indirizzate “all’assemblea di Dio“ considerata come tale. Ancor di più la prima epistola è destinata a “tutti coloro che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro” (cap. 1:2). Il carattere universale di questa lettera è così messo in evidenza: essa riguarda tutti i credenti che affermano la loro appartenenza al Signore Gesù. Di conseguenza, il titolo Signore si ritrova di più in questa epistola (circa 70 volte) che in alcun altra del N.T.. L’unità e l’universalità degli insegnamenti dell’apostolo sono sottolineate nei capitoli 4:17; 7:17 e 14:33.
La prima epistola ai Corinzi contiene le indicazioni più dettagliate relative all’ordine interno e al cammino collettivo dell’assemblea di Dio sotto la direzione e nella potenza dello Spirito Santo. E’ per questo che si fa spesso appello alla responsabilità dei credenti (per esempio con l’espressione “non sapete voi..? dei cap. 3:16; 5:6; 6:2,3,9,15,16,19; 9:13,24; cfr cap. 10:1;12:1).
Nella prima parte di questa epistola (cap.1 a 9), l’assemblea è considerata sotto l’aspetto di un edificio, un tempio di Dio, santo (cap. 3:9-17). L’ordine divino deve caratterizzare questa casa di Dio. Per questa ragione è evidenziata, la responsabilità dell’uomo nella costruzione (cap.3), così come l’ordine e la disciplina nell’assemblea (cap.5) sono entrambi trattati.
Nella seconda parte, dal capitolo 10, é trattato di più dell’assemblea di Dio vista come il corpo di Cristo (cap. 10:17; 12:12 a 13:27). In questo contesto il pensiero principale è quello dell’unità. La diversità delle membra e delle loro funzioni non forma un ostacolo a quest’unità, ma costituisce piuttosto una sorta di polarità vivente, duratura.
Nel N.T., a parte i tre evangeli sinottici, questa epistola è l’unica a trattare in un modo completo il soggetto della Cena del Signore. L’insegnamento concernente la Tavola del Signore, alla quale le membra del suo corpo esprimono la loro comunione con Lui e gli uni con gli altri, ci è dato nei versetti da 16 a 22 del capitolo 10. Il capitolo 11, vers. da 23 a 33, ci pone davanti la Cena del Signore: rompendo il pane e mangiandolo, bevendo al calice, in memoria di lui, noi annunciamo la morte del Signore finchè egli venga. Nei due passi la responsabilità dei partecipanti è sottolineata: la responsabilità collettiva dei credenti al cap. 10, la loro responsabilità individuale al cap.11.
Altri 2 passi devono essere citati in modo particolare. Citiamo innanzi tutto il cap.13, che è spesso chiamato il “cantico dei cantici dell’amore”. Nella sua saggezza, Dio l’ha posto tra le comunicazioni relative ai doni spirituali del capitolo 12 e le istruzioni concernenti il corretto esercizio di questi doni al cap. 14, dove l’apostolo evoca in modo particolare la profezia e il parlare in lingue molto apprezzato tra i Corinzi.
Il secondo passo, al cap.15, tratta in modo completo il tema della risurrezione. Esso termina con la rivelazione del mistero secondo il quale i credenti viventi saranno mutati al momento del rapimento della Chiesa.

3) Le sue particolarità
Le relazioni tra Paolo e l’assemblea di Corinto.

Sulla base delle due epistole ai Corinzi, i ricercatori attuali hanno costruito un’immagine complicata per nulla coerente, della relazione tra l’apostolo Paolo e l’assemblea a Corinto. Si crede di poter dedurre da 1 Cor. 5:9 che Paolo avrebbe scritto ai Corinti una lettera anteriore che non esisterebbe più. Secondo alcuni commentatori, dei frammenti di questo testo concernenti l’impudenza sono stati ripresi successivamente in 2 Cor. 6:14 a 7:1. Siccome essi non avevano probabilmente ancora compreso il proposito dell’apostolo, i Corinzi redassero essi stessi in risposta, la missiva menzionata in 1 Cor. 7:1. Paolo avrebbe allora scritto la sua prima epistola; poi sarebbe ritornato dalla visita di questi credenti “con della tristezza” (2 Cor. 2:1) per fare la visita annunciata in 1 Cor. 4:19; 11:34;16:5 e seguenti. Il Nuovo Testamento non ci fornisce informazioni riguardo questo ipotetico viaggio. Sempre secondo questi ricercatori, Paolo fece ancora pervenire “con molte lacrime” un’altra lettera che rattristò i Corinzi (2 Cor 2:4; 7:8) essa sarebbe conservata parzialmente a nostro avviso nei capitoli 10 a 13 della seconda epistola (la cosiddetta lettera in 4 capitoli). Solo dopo questo, Paolo avrebbe scritto la seconda epistola ai Corinzi, “una lettera di riconciliazione”. Secondo un’altra supposizione legata a questa teoria molto fantasiosa e per nulla seguita da tutti gli esegeti, il capitolo 5 della prima epistola e i capitoli 2 e 7 della seconda non concernerebbero la stessa persona.

Fatta astrazione della questione delicata di sapere se, in 1 Corinzi 5:9, Paolo faccia allusione o meno ad una lettera precedente che non ci sarebbe stata conservata, il N.T., e più semplicemente le due epistole ai Corinzi ci danno un’immagine nettamente più semplice. La prima epistola è stata scritta con molta tristezza dall’apostolo Paolo, che aveva costantemente davanti agli occhi il caso e lo stato che affliggevano l’assemblea locale (3:2,17; 4:13-16; 5:2; 11:22). Certo l’apostolo Paolo si proponeva di fare una seconda visita più lunga a Corinto (4:19; 11:34; 16:5 e seg.). Ma con lo scopo di risparmiare i Corinzi egli rinunciò a recarsi da loro. Egli voleva evitare il serio confronto che il loro triste stato rendeva inevitabile (2 Cor. 1:15,23;2:1). Egli inviò piuttosto Tito a Corinto parlando della grande afflizione nella quale egli aveva redatto questo messaggio (cap. 2:4 e 7:8), l’apostolo fa unicamente allusione alla prima epistola più particolarmente al terribile caso di immoralità presentato nel capitolo 5. Da questo non si vede per quale ragione Paolo avrebbe inviato con lacrime una missiva intermedia. L’uomo menzionato nei capitoli 2 e 7 della seconda epistola e il fornicatore della prima sono una sola ed unica persona. Lo Spirito Santo non ha condotto l’autore ispirato ad introdurre nella sua seconda epistola, senza alcuna spiegazione,  una persona mai evocata precedentemente, egli si riferisce a dei fatti già conosciuti dal lettore in 2 Corinzi 12:14 e 13:1, quando Paolo si serve dell’espressione “terza volta” egli evoca un terzo progetto di andare, mentre egli presupponeva nella realtà una seconda visita. Secondo Atti 20:2,3 questo colloquio ha avuto luogo nel corso del soggiorno di 3 mesi che l’apostolo Paolo fece in Grecia. In questo stesso periodo, Paolo scrisse da Corinto l’epistola ai Romani nella quale egli menziona il suo prossimo viaggio a Gerusalemme Rom 16:25, la diaconessa Febe a Cencrea Rom 16:1, e la persona che lo ospitava Gaio (Romani 16:23 ; 1 Corinzi 1:14).

4.Breve analisi del contenuto
I) 1 Cor. 1:1-9 introduzione: saluti e ringraziamenti

II) 1 Cor. 1:19 a 4:21 : Divisione nella chiesa
Capitolo 1:10-31:  Ciò che è nobile e ciò che non lo è
Capitolo 2: Il mistero di Dio
Capitolo 3: Il lavoro per la casa di Dio
Capitolo 4: Il vero servitore di Dio

III) 1 Cor. 5 e 6 : disordine morale nella chiesa
Capitolo 5: La disciplina nell’assemblea
Capitolo 6: Dispute tra fratelli ed immoralità

IV) 1 Cor. 7: Matrimonio e celibato
V) 1 Cor. 8:1 a 11:1: I sacrifici agli idoli e la Tavola del Signore
Capitolo 8  I forti ed i deboli
Capitolo 9  L’apostolo ed il suo servizio
Capitolo 10 a 11 La Tavola del Signore e la responsabilità

VI) 1 Corinzi 11:2-34: La posizione della donna; la cena del Signore
VII) 1 Corinzi 12 a 14: Il corpo di Cristo ed i dono spirituali dei suoi membri
Capitolo 12  Lo spirito di potenza
Capitolo 13   Lo spirito di amore
Capitolo 14   Lo spirito di consiglio

VIII) 1 Corinzi 15: La fede della resurrezione
IX) 1 Corinzi 16: Conclusioni: comunicazioni e saluti

Tratto da “Vue d’ensemble du Nouveau Testament” di Arend Remmers  – Pubblicato da  EBLC Ἐditions Bibles Et Littérature Chrétienne Vevey