Adamo racconta

di Giampiero Bulleri

Sicuramente non vi sono simpatico, e non riesco a darvi torto, anche se spero che dopo aver letto queste pagine il vostro giudizio diventi meno severo.
Voi credete in Dio, il solo che possiede immortalità (1 Tim.6:16), e sapete che Egli è il Creatore di ogni cosa.
Creando me, uomo, introdusse nel creato un essere responsabile, con un corpo tratto dalla terra nel quale Egli immise un alito vitale, che lo fece divenire un’anima vivente (Gen.2:7). Penso che proprio in considerazione di come venni creato, la Parola di Dio definisca l’uomo ‘composto’ da spirito, anima e corpo (1 Tess.5:23).
Mi chiamo Adamo e per un tempo sono stato una creatura con caratteristiche uniche, poiché Dio, il mio Creatore, mi fece a Sua immagine (Gen.1:27), mi collocò al vertice della creazione (almeno materiale e terrena) e me la rese soggetta.
Genesi 1:26 riferisce queste parole di Dio: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, e conforme alla nostra somiglianza” ed io vi confesso che anche per me queste dichiarazioni sono difficili da afferrare, perché un abisso incolmabile separa la grandezza del Creatore dalla limitatezza di me uomo, Sua creatura, ma ben sapete che così è scritto e visto che  probabilmente vi aspettate una spiegazione vi suggerisco che ‘immagine’ possa indicare che dovevo rappresentarLo nel mondo che mi aveva assoggettato e ‘somiglianza’ riferirsi a quello che moralmente avrei dovuto essere.
Inoltre solo io-uomo ho ricevuto una caratteristica negata alle altre creature terrene, essendo l’unico essere creato, fatto e formato per durare per sempre.
Sapevo allora, appena creato, e so oggi, che il Creatore ha pieno diritto di imporre delle condizioni alle Sue creature responsabili, si tratti di uomini o di angeli, e so anche che il rispetto della Sua volontà comporta totale ubbidienza mentre l’esercizio della propria volontà è indipendenza, la vera essenza del peccato.
Ne consegue che ogni creatura responsabile che fa la propria volontà e non quella del Creatore ‘pecca’ e dovrà renderne conto.
Ho vissuto per un tempo, prima della mia trasgressione, in una condizione che voi non avete mai conosciuta e che non conoscerete mai; non ve la descrivo perché non mi capireste e perché non vi sarebbe di alcuna utilità, altrimenti ve ne avrebbe parlato Dio nella Sua Parola.
Egli invece vi riferisce che, ad un certo momento, mi pose in un giardino meraviglioso, con numerosi alberi da frutto messi a mia disposizione, ma con un divieto, uno solo (Gen.2-vv.16 e17), perché mi proibì di mangiare del ‘frutto’ di un albero, quello della conoscenza del bene e del male.
Come creatura responsabile avevo l’obbligo di obbedire al mio Creatore, che mi aveva fatto capace di obbedire ma anche di disobbedire.
Di me alcuni, forse anche alcuni di voi, dicono che fui creato ‘innocente’ e ‘libero’.
Tralascio il termine innocente, perché nessuno di voi può capire cosa sia l’innocenza, e mi concentro sulla parola libero, proprio perché mi risulta che alcuni abbiano uno strano concetto della ‘mia libertà’.
Dio, essi dicono, non creò un Robot, ma un essere libero; ebbene questo non è assolutamente vero perché chi, come me, aveva o ha l’obbligo di obbedire, non può essere definito ‘libero’.
Voi già sapete che io disobbedii, trasgredii quell’unico comandamento datomi da Dio e che da millenni la razza umana, che con me ebbe origine, ne porta le tristi conseguenze.
Dio mi aveva avvertito che se avessi fatto la mia volontà, anziché riconoscere e obbedire alla Sua, sarei stato assoggettato alla morte, e morte significa separazione.
Conobbi la morte morale, la separazione da Dio.
Conobbi la morte fisica, la separazione dello spirito dal corpo.
Infatti a motivo della mia trasgressione Egli mi cacciò dal giardino e mi condannò a vivere su questa terra, ormai divenutami ostile, finché fossi tornato ad essere polvere, dalla quale il mio corpo fisico era stato tratto.
Dio mi cacciò dall’Eden ma oggi capisco che fui prima io ad allontanarLo dalla mia vita, perché il mio peccato testimoniava la mia sfiducia nel Creatore e che non avevo voluto riconoscerLo sopra di me.
Io peccai, trasgredii il Suo ordine perché non ebbi fede in Lui. Io peccai per orgoglio, per divenire ‘come un dio’.
Orgoglio, sfiducia e incredulità mi spinsero al mio atto di ribellione a Dio.
Solo umiltà e fede contrassegnano la via di chiunque ritorna a Lui, riconoscendosi peccatore, anche se quello che sembra un atto di umiltà della creatura nei riguardi del suo Creatore non è che il prendere atto del proprio stato e  riconoscerlo, senza cercare inutili scuse o assurde giustificazioni.
Ve lo possiamo dire perché inizialmente Eva ha cercato di incolpare il serpente ed io ho cercato di far cadere la colpa su Eva (e quasi su Dio stesso), parlando di Eva come della ‘donna che Lui mi aveva messo accanto (Genesi 3 vv. 12 e 13).
Ma la grazia ha trionfato ed è con immensa gioia che io ed Eva testimoniamo di essere stati i primi due esseri umani a percorrere sia la strada dell’incredulità che la strada della fede.
Anche di me può essere detto (Luca 15:32): “era morto, ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
Il comandamento dato dal Creatore a me Sua creatura (Gen.2:17) mi poneva in obbligo di obbedirGli e io sapevo di avere questo immutabile debito di obbedienza.  E’ un debito che non conosce cambiamenti, che sussiste per me e per tutti i miei discendenti, anche quando il rapporto Creatore-creatura (che resta in eterno) viene integrato da altre relazioni, come Signore-servi o addirittura Padre-figli.
Io ero debitore prima di trasgredire e sono rimasto debitore dopo aver trasgredito; ma tante altre cose cambiarono, perché il peccato e la morte erano entrati nel mondo.
Certamente anche prima di me altre creature avevano peccato – ad esempio Satana ed i suoi angeli – ma fu la mia trasgressione a introdurre la morte nella razza umana, con effetti che si riversarono anche sull’intera creazione che Dio mi aveva assoggettato (Rom. 8-20).
Avevo aperto la porta al peccato, cioè un principio malvagio, un padrone duro, una legge ferrea, un dittatore totalmente dispotico di cui l’uomo naturale è solo un servo.
In questa nuova condizione, spaventevole, si trovarono subito i miei figli e tutti gli altri miei discendenti, perché a differenze di me e di Eva in Eden, loro non possedevano la capacità di evitare il male. Infatti essi videro la luce di questa vita terrena con le stesse caratteristiche di creatura-responsabile in cui io venni a trovarmi dopo la mia trasgressione, cioè capaci di distinguere il bene dal male ma non capaci di fare il bene.
Nacquero incapaci di obbedire a Dio, incapaci di fare la Sua volontà ma, grazie a Lui, ancora con una capacità, quella di credere la Sua Parola, di accettarla per fede.
Il bene che non eravamo capaci di fare potevamo, perché la grazia di Dio ci aveva conservato questa ‘capacità’, riceverlo. Dopo il mio peccato Dio non mi chiese di fare qualcosa ma di ricevere quello che Lui avrebbe fatto.
Ebbi subito la possibilità di udire parole che preannunziavano il Salvatore. (Genesi 3-15) e sostituendo le nostre foglie di fico con tuniche di pelle Egli sicuramente volle rivolgere il nostro sguardo verso la necessità del sacrificio di una ‘Vittima innocente’.
Capimmo l’inutilità delle ‘foglie di fico’, divenute simbolo della religione e degli sforzi dell’uomo, ed afferrammo per fede il significato delle tuniche di pelle, Io credetti, chiamai Eva.. Vita, madre dei viventi.
Sono un vostro fratello in fede.
Anche una parte dei nostri discendenti  manifestò la nostra stessa fede; voi tutti conoscete la fede di mio figlio Abele ma vorrei ricordarvi che non c’è mai stato un solo momento sulla terra nel quale Dio si sia lasciato senza testimoni della Sua grazia, testimoni (come me) della salvezza offerta a tutti sul solo principio della fede nella Sua Parola, nel Dio che giustifica l’empio.
Quando disobbedii a Dio persi la mia vera gloria, perché la gloria di ogni creatura responsabile consiste nel riconoscere i diritti del Creatore.
Mangiai del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male e certamente commisi un terribile peccato, ma la mia colpa impallidisce davanti all’enorme gravità, chiaramente deducibile dalle conseguenze eterne, di chi rifiuta di obbedire all’ordine di Dio di ravvedersi e credere l’ evangelo (Atti 17-30).
Già ho ricordato che Dio non mi abbandonò e che non abbandonò i miei discendenti, perché nel Suo amore ci ha dato un Salvatore nella persona del Suo Figlio, ed io so che tutte, ma proprio tutte le conseguenze del mio primo peccato, e di tutti i peccati, trasgressioni, offese ecc. poi commessi sia da me che dai miei discendenti – voi compresi -, hanno costituito un enorme debito verso Dio, debito che, solo per chi crede, è stato estinto, totalmente cancellato alla croce del Calvario, nella morte del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
La Bibbia vi narra anche dei miei primi figli, Caino ed Abele e che Caino uccise suo fratello Abele e come, passo dopo passo, l’umanità progrediva nel male, con azioni sempre peggiori, fintanto che in Genesi 6:5 avete letto che “il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra  e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo”.
Il regno del peccato ormai mostrava il suo vero volto.
Poi venne il diluvio, quando già il mio corpo era tornato alla terra ed il mio spirito – perché io ero ‘nato di nuovo’, ‘nato da Dio’, proprio come è accaduto per ciascuno di voi che credete nel Signore Gesù – era entrato nella pace del suo Salvatore
Sono in attesa della risurrezione del mio corpo (1 Cor. 15-23).
Arrivederci.

Prima di lasciarvi però, vorrei almeno provare ad aiutarvi a capire la natura del peccato.
Voi, od almeno alcuni di voi, che vivete millenni dopo di me, chiamate peccato la pianta e peccati le opere (i frutti) che produce.
Sembra un ragionamento corretto ma non lo è, perché vi porta a identificare il peccato con l’uomo e questo è sbagliato.
Vi ripeto che io fui creato come essere responsabile (e voi tutti lo siete) ed il peccato solo successivamente è entrato nel mondo. Io sono divenuto suo schiavo e lui il mio padrone ma eravamo ben distinti e siamo sempre rimasti distinti.
E’ vero che il peccato è più forte dell’uomo naturale, come è vero che anche ipotizzando che desiderasse contrastarlo non ne avrebbe la forza, perché il peccato ha il carattere e l’autorità di una legge, una legge che esercita la sua incontrastata forza in tutto quel sistema che la Parola di Dio chiama ‘il mondo’.
E’ vero che abita nel mondo, che ne è l’ideatore, che lo governa.
E’ anche vero che abita nell’uomo, ma è solo un inquilino, un inquilino che prende possesso della casa e che agisce da padrone… ma è e resta sempre ben distino dall’uomo.
Voi non siete il peccato, siete uomini e donne, creature responsabili e come tali voi renderete conto di voi stessi a Dio, non il peccato.
Voi sarete salvati o perduti.
Nel cielo ci saremo io ed Eva, ci sarà Noè, ci sarà’ Abrahamo….. e tutti quelli che hanno creduto col cuore quello che conoscevano della grazia di Dio’.
Ci saremo perché Dio ci accoglierà avendo fatto Lui stesso tutto quello che era necessario per renderci adatti alla Sua presenza.
Le cose di cui voi, ora credenti, avevate bisogno erano sicuramente più numerose di quel che potete pensare; nondimeno alcune le possiamo elencare perché è evidente che come miei naturali discendenti eravate peccatori:
* perché schiavi del peccato
* perché le vostre azioni erano peccati
* perché empi, ingiusti, nemici di Dio
Dio è intervenuto liberando dalla schiavitù del peccato, perdonando i vostri singoli peccati, giustificando i peccatori,  riconciliando i nemici ecc.
I peccati sono raffigurati come debiti, debiti che sono rimessi.
I peccatori sono giustificati, quindi considerati come non colpevoli, come non avendo pendenze con la giustizia di Dio.

E il peccato ?
Il peccato è condannato ma non sradicato, condannato ma non ancora tolto perché resta nel mondo, regna e regnerà finché non avranno pieno e definitivo effetto le parole di Giovanni Battista: “Ecco l’ Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1:19), il che avverrà solo quando nessuna creatura eserciterà ancora la sua volontà.
In attesa della nuova creazione, dove il peccato e la morte non entreranno mai, durante gli anni della vostra vita terrena, voi credenti siete chiamati a considerarvi ‘morti al peccato’, cioè ad avere verso il peccato l’atteggiamento di uno che è morto, quindi non più soggetto ai suoi inviti, alle sue sollecitazioni, alla forza della sua legge.
Siete ancora nel mondo ma non del mondo, siete ‘in Cristo’, ‘nello Spirito’, non ‘nella carne’…. già siete cittadini di un mondo nuovo, diverso, dove non regna la legge del peccato ma la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù (Romani 8:2).

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